Buongiorno a tutti! Essere discepoli di Gesù oggi, in una società sempre più distaccata dalla fede, è una vera e propria sfida. Il Vangelo della XII domenica del Tempo Ordinario parla proprio di questo. Ascoltiamolo con attenzione.
A un anno dalla sua morte, tornano alla mente le parole che papa Francesco ha lasciato alla Chiesa nell’Esortazione Evangelii gaudium: «Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo» (n. 273). Non dice semplicemente che ogni cristiano ha una missione, ma che la sua stessa vita è una missione. È una prospettiva che illumina bene il Vangelo di questa domenica, nel quale per tre volte Gesù ripete ai suoi discepoli: «Non abbiate paura». Quando una raccomandazione viene ripetuta così spesso, significa che tocca una delle fragilità più profonde del cuore umano.
Eppure colpisce il fatto che Gesù non elimini le ragioni della paura. Non promette una strada facile. Non assicura che tutti accoglieranno il Vangelo. Al contrario, parla di ostilità, incomprensioni e rifiuto. Il discepolo non è chiamato a vivere in un mondo ideale, ma nella realtà concreta della storia, dove il bene incontra spesso resistenze e opposizioni. Forse non sperimentiamo persecuzioni come quelle dei primi cristiani, ma ben altre forme di fatica. C’è la paura di essere giudicati, di apparire fuori moda, di essere considerati ingenui perché si continua a credere nel perdono, nella giustizia, nella solidarietà, nella dignità di ogni persona. C’è la tentazione di custodire la fede soltanto nel privato, senza lasciare che illumini le scelte quotidiane. È proprio qui che risuona l’invito di Gesù: «Non abbiate paura».
Ma da dove nasce questo coraggio? Non certamente dalla forza del carattere. Il Vangelo non chiede agli uomini di diventare eroi. Chiede piuttosto di imparare a fidarsi di Dio. Per questo Gesù richiama l’immagine dei passeri. Agli occhi degli uomini hanno poco valore, eppure nessuno di essi sfugge allo sguardo del Padre. Se Dio si prende cura di creature così piccole, quanto più si prenderà cura dei suoi figli. Non siamo affidati al caso. Non siamo abbandonati a noi stessi. La nostra vita è custodita da un amore che ci precede e ci accompagna. Quando questa verità scende dal livello delle idee a quello dell’esperienza, qualcosa cambia. La paura non scompare magicamente, ma smette di essere l’ultima parola. Si può continuare a testimoniare il Vangelo anche quando non si è compresi. Si può continuare a scegliere la verità anche quando costa. Si può continuare a seminare il bene anche quando i risultati sembrano scarsi.
La missione cristiana nasce proprio da qui: dalla scoperta di essere amati. Nessuno annuncia veramente il Vangelo perché si sente obbligato. Lo annuncia chi ha incontrato una presenza capace di dare senso alla propria vita e non può tenere per sé questo dono.
Signore Gesù, quando la paura ci rende timidi e il timore del giudizio ci chiude la bocca e il cuore, ricordaci che siamo custoditi dal tuo amore. Donaci la fiducia dei figli e il coraggio dei testimoni, perché la nostra vita possa parlare di te anche quando le parole non bastano. Buona domenica a tutti.


