Buongiorno a tutti! Nella tredicesima domenica del Tempo Ordinario la liturgia ci propone la conclusione del discorso missionario di Gesù ai suoi discepoli. Ascolteremo alcune affermazioni che, a una prima lettura, possono sembrare slegate tra loro, ma che in realtà convergono tutte verso un’unica grande verità: il primato di Dio e del suo amore nella vita del discepolo. Apriamo il cuore per accogliere con fede il seme della Parola.
Le parole con cui Matteo conclude il discorso missionario mettono ulteriormente in luce il contenuto e lo stile della missione affidata ai discepoli, senza nascondere le difficoltà che essa comporta. Ostilità, incomprensioni, calunnie e persecuzioni potranno insinuarsi persino nelle relazioni più intime, quelle familiari. Viene allora spontaneo domandarsi: dove troverà il discepolo la forza per rimanere fedele? La risposta è una sola: nell’amore per il Signore! Non si può essere testimoni di qualcuno che non si conosce o che si conosce appena. Per questo Gesù afferma con decisione: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me». Sono parole forti, che rischiano di essere fraintese. Gesù non ci chiede di amare meno i nostri familiari, né tantomeno di trascurarli. Sarebbe in contraddizione con il comandamento dell’amore. Ci invita piuttosto a riconoscere che ogni amore autentico trova la sua sorgente nell’amore di Dio.
L’abbiamo ascoltato più volte nel Vangelo: l’amore di Dio e l’amore del prossimo sono inseparabili. Non si può amare Dio senza amare i fratelli e non si possono amare davvero i fratelli se non lasciandosi plasmare dall’amore di Dio. Nell’Ultima Cena Gesù dirà ai suoi: «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi». È questo il punto decisivo. Solo chi mette Cristo al centro della propria vita può imparare ad amare con il suo stesso amore: un amore gratuito, universale, capace di raggiungere tutti senza preferenze e senza esclusioni. Forse facciamo fatica a lasciarci provocare da queste parole perché abbiamo un’idea troppo superficiale dell’amore. Spesso lo associamo a qualcosa di romantico, sentimentale, spontaneo. L’amore di cui parla Gesù è molto più concreto ed esigente. Per comprenderlo, il Vangelo di oggi ci offre due immagini: la croce e l’accoglienza.
La croce ci ricorda che l’amore vero è dono di sé. È la disponibilità a spendersi senza pretendere nulla in cambio, a continuare a fare il bene anche quando non si è compresi, apprezzati o ricambiati. È l’amore che contempliamo nel Crocifisso. Gesù non promette ai suoi discepoli una vita senza problemi; promette piuttosto la possibilità di attraversare ogni prova insieme a Lui, trasformandola in occasione di amore.
L’altra immagine è quella dell’accoglienza. «Chi accoglie voi accoglie me», dice Gesù. E parla dei profeti, dei giusti, dei piccoli. Nell’altro siamo chiamati a riconoscere la presenza stessa del Signore. Lo sappiamo bene: ogni uomo e ogni donna sono creati a immagine di Dio. Eppure non è affatto scontato riconoscere il volto di Cristo nel volto di tutti, soprattutto in chi ci mette alla prova, in chi è diverso da noi, in chi fatichiamo a comprendere. È questa una delle sfide quotidiane della fede: imparare ad accogliere il fratello e la sorella come un segno concreto della presenza di Dio nella nostra vita.
Aiutaci, Signore, a mettere te e il tuo amore al primo posto. Donaci la forza di abbracciare ogni giorno la nostra croce e occhi capaci di riconoscerti nel volto dei fratelli e delle sorelle che incontriamo sul nostro cammino. Fa’ che il nostro amore assomigli sempre di più al tuo! Buona domenica di vero cuore a tutti!


