Buongiorno a tutti! Nella diciannovesima domenica del Tempo Ordinario il Vangelo ci conduce sul lago di Galilea, nel cuore della notte. I discepoli sono sulla barca, il vento è contrario e il mare è agitato. È un racconto ricco di particolari che parlano anche della nostra vita. Fermiamoci ad ascoltarlo.
Dopo aver sfamato la folla con i cinque pani e i due pesci moltiplicati, Gesù costringe i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva. L’evangelista usa volutamente un verbo molto forte. Le traduzioni più antiche lo attenuavano con ordinare, ma il testo greco dice proprio costringere. Perché Gesù deve quasi forzare i suoi amici a riprendere il cammino? Per comprenderlo dobbiamo guardare a ciò che è appena accaduto. Prima del miracolo i discepoli volevano congedare la folla, convinti che non ci fosse cibo sufficiente per tutti. Dopo aver visto Gesù moltiplicare quel poco che avevano tra le mani e sfamare migliaia di persone, tutto cambia. È facile immaginare la gente che si avvicina per complimentarsi con loro, per esprimere ammirazione verso il Maestro e, indirettamente, anche verso coloro che lo seguono. Chi non si sentirebbe gratificato da un simile consenso? Ma Gesù conosce il cuore dei suoi discepoli. Sa quanto sia facile fermarsi quando le cose vanno bene, quando arrivano gli applausi, quando ci si sente apprezzati. Per questo li costringe a ripartire. Il discepolo non può fare del successo la propria dimora. È chiamato a rimettersi continuamente in cammino.
Anche noi vorremmo una vita fatta soltanto di giornate serene, di soddisfazioni e di risultati. Ci piacerebbe fermare il tempo quando tutto procede bene. La vita, però, assomiglia molto di più a quella traversata sul lago. A un certo punto si alza un vento contrario. Si fa fatica ad avanzare. Si ha l’impressione di non riuscire né ad andare avanti né a tornare indietro. Sono quei momenti nei quali ci sentiamo bloccati, soli, incapaci di intravedere una via d’uscita. Talvolta arriva perfino il dubbio che Dio si sia dimenticato di noi. Ed è proprio allora che Gesù si fa vicino. Ma lo fa in un modo inatteso. Cammina sulle acque. I discepoli non lo riconoscono e lo scambiano per un fantasma. Non avevano mai immaginato che il Signore potesse raggiungerli così. Anche nella nostra vita Dio spesso viene incontro a noi in forme che non avevamo previsto. Le sue vie non coincidono con le nostre attese e solo la fede ci permette di riconoscere la sua presenza.
Pietro allora gli dice: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Gesù risponde semplicemente: «Vieni». Pietro scende dalla barca e, finché tiene gli occhi fissi sul Maestro, cammina anche lui sulle acque. Quando invece guarda il vento e si lascia vincere dalla paura, comincia ad affondare. È allora che Gesù lo prende per mano e gli domanda: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». È una domanda rivolta anche a noi. Quante volte le difficoltà occupano tutto il nostro sguardo e ci fanno dimenticare che il Signore è accanto a noi! Il Vangelo di questa domenica ci invita a non lasciarci paralizzare dalla paura. Ci ricorda che la fede non elimina le tempeste della vita, ma ci permette di attraversarle senza esserne sopraffatti. Anche noi possiamo camminare sulle acque, non perché siamo forti, ma perché il Signore sostiene i nostri passi.
Dal profondo del cuore ti preghiamo, Signore: aiutaci a tenere lo sguardo fisso su di te e il cuore docile nell’ascolto della tua Parola, perché possiamo attraversare con fiducia le tempeste della vita, certi che tu non smetti mai di venirci incontro. Buona domenica di vero cuore a tutti!


