XXI del Tempo Ordinario – 23 agosto 2026

Buongiorno a tutti! Nel Vangelo della ventunesima domenica del Tempo Ordinario Gesù pone ai suoi discepoli alcune domande per aiutarli a comprendere la qualità del rapporto che hanno costruito con lui. Proviamo ad ascoltarle come rivolte personalmente a ciascuno di noi, quasi che il Signore ci invitasse a verificare il nostro cammino di discepolato. Ascoltiamo.

A Cesarea di Filippo, dopo tanto tempo trascorso insieme ai suoi discepoli, Gesù vuole sapere che cosa essi abbiano compreso di lui e del mistero della sua persona. Comincia allora interrogandoli su ciò che la gente pensa: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Le risposte mostrano che i discepoli sono ben informati. Durante il loro lungo cammino hanno certamente raccolto le opinioni delle persone incontrate lungo le strade della Palestina. E queste sembrano abbastanza concordi: Gesù è considerato un grande profeta, potente in parole e opere, come lo erano stati Elia o Giovanni il Battista. Qualcuno arriva persino a pensare che sia uno di loro ritornato in vita.

Ma Gesù non è particolarmente interessato ai sondaggi d’opinione. Parte da lontano, da ciò che pensano gli altri, per condurre i discepoli verso una domanda molto più personale. Non può essere la stessa, infatti, la risposta di chi lo incontra occasionalmente e quella di chi cammina con lui ogni giorno, ascolta la sua parola, condivide la sua vita e si dichiara suo discepolo. Per questo Gesù incalza: «Ma voi, chi dite che io sia?». Come a dire: Voi che camminate con me, che mi ascoltate, che pregate con me, che avete scelto di seguirmi, che cosa avete compreso di me? A che punto è il vostro cammino di conoscenza del mistero della mia persona? Se alla prima domanda le risposte erano state numerose, ora è soltanto Simon Pietro a prendere la parola, a nome di tutti: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù lo loda: la risposta è giusta e non nasce semplicemente dalla sua intelligenza, ma da una luce che viene dal Padre. Proprio in questo momento gli affida la missione di essere la pietra sulla quale edificare la sua Chiesa e di sostenerla nella fede. Eppure, continuando a leggere il Vangelo, ci accorgiamo che Pietro, pur avendo dato la risposta giusta, non ha ancora compreso fino in fondo chi sia veramente Gesù e che cosa significhi riconoscerlo come il Cristo.

Nell’insieme del racconto evangelico, allora, ancora più importanti delle risposte, più o meno illuminate e intelligenti, che i discepoli riescono a dare sono le domande stesse che Gesù pone loro. Gesù rimane un mistero che non si finisce mai di conoscere. Non sono bastati duemila anni di storia cristiana per poter dire, senza presunzione: «Di te sappiamo ormai tutto, Gesù!». Anche noi, se siamo sinceri con noi stessi, non possiamo accontentarci delle poche cose che abbiamo imparato su di lui e sul suo Vangelo nel corso della nostra esperienza di fede. Abbiamo bisogno di tornare continuamente alle domande di Cesarea di Filippo e di lasciare che risuonino dentro di noi: «Chi sei per me, Gesù? Che posto occupi nella mia esistenza, nella mia storia personale? Chi sei diventato per me dopo tanti anni trascorsi a seguirti?». Sono domande alle quali non si risponde una volta per tutte. Dovremmo continuare a porcele nelle diverse stagioni della vita, perché mentre cambia la nostra storia, può crescere e diventare sempre più profonda anche la conoscenza del Signore.

Signore, aiutaci a riascoltare nel silenzio della preghiera la domanda che rivolgesti ai tuoi discepoli: «Voi, chi dite che io sia?». Donaci di non rispondere in fretta, con parole imparate, ma con sincerità e nella verità della nostra vita. Buona domenica di vero cuore a tutti!