XXII del Tempo Ordinario – 30 agosto 2026

Buongiorno a tutti! Seguire Gesù ed essere suoi discepoli sino in fondo non è semplice. Ce ne rendiamo conto ogni volta che sperimentiamo quanto sia difficile tradurre le esigenze del Vangelo nelle scelte concrete della vita di ogni giorno. Apriamo allora la mente e il cuore per accogliere la Parola del Signore e lasciarci guidare dalla sua sapienza.

Possiamo comprendere meglio il Vangelo che abbiamo appena ascoltato se lo teniamo unito al racconto della confessione di fede dell’apostolo Pietro, sul quale ci siamo soffermati domenica scorsa. Se ricordate, alla domanda di Gesù: «Voi chi dite che io sia?», Simon Pietro aveva risposto, a nome di tutti: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Per Pietro, dunque, non sembrano esserci dubbi: Gesù è il Messia, il Cristo, colui del quale avevano parlato i profeti e che il popolo attendeva da tanto tempo. Gesù, però, sa bene che riconoscere il Messia non significa necessariamente aver compreso quale Messia egli sia. Pietro ha dato la risposta giusta, ma deve ancora capire fino in fondo ciò che quella risposta significa. Per questo, proprio da quel momento, Gesù comincia a parlare apertamente ai suoi discepoli di ciò che lo attende a Gerusalemme. Senza mezzi termini annuncia che dovrà «soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Possiamo immaginare lo sconcerto dei discepoli. Un Messia che soffre e viene messo a morte dalle autorità di Gerusalemme? Ma dove si è mai vista una cosa simile? Il Messia, se è davvero il Messia, dovrebbe essere forte e vittorioso. Dovrebbe finalmente liberare il popolo dalla dominazione romana, non finire sconfitto e ucciso. Pietro e gli altri probabilmente si guardano l’un l’altro, quasi per assicurarsi di aver capito bene. Poi Pietro, ancora una volta a nome di tutti, prende Gesù in disparte e comincia a rimproverarlo: «Signore, questo non ti accadrà mai!». È come se gli dicesse: «Gesù, ma che cosa stai dicendo? Dio non permetterà mai una cosa del genere! Se ti abbiamo seguito fin qui è perché crediamo che tu sia il Messia, colui che vincerà. Abbiamo lasciato tutto per venirti dietro: casa, famiglia, lavoro, affetti. Non possiamo pensare di averlo fatto per seguire uno che alla fine verrà sconfitto». Ed è proprio qui che Gesù pronuncia parole durissime: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Pietro aveva appena riconosciuto in Gesù il Figlio del Dio vivente e ora viene chiamato addirittura Satana. Che cosa è successo? Pietro continua a credere in Gesù, ma vorrebbe che Gesù fosse il Messia secondo le sue attese. Vorrebbe indicargli lui la strada da percorrere. Per questo Gesù gli dice, letteralmente: «Va’ dietro a me». È come se gli ricordasse quale sia il posto del discepolo: non davanti al Maestro per indicargli la strada, ma dietro di lui, per seguirlo anche quando il cammino conduce dove non avrebbe mai immaginato. Pietro deve ancora comprendere che il mistero di Gesù può essere capito soltanto accogliendo la logica della Croce. E non basta accettare che sia Gesù a portarla. Subito dopo, infatti, il Maestro estende quella stessa logica a tutti i suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». È questa la sapienza difficile del Vangelo: la vita non si realizza trattenendola gelosamente per sé, ma imparando a donarla. «Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà». Gesù non ci invita ad amare la sofferenza, ma ad amare fino al punto di essere disposti a spendere la vita. E a spenderla, come ha fatto lui, con amore e per tutti. Per tutti significa davvero senza distinzioni: per chi ci vuole bene e per chi ci è difficile amare; per chi, secondo il nostro modo di vedere, merita il nostro amore e persino per chi pensiamo non lo meriti affatto. È una logica esigente, certamente. Ma soltanto una vita vissuta così, donata con amore e per tutti, può rigenerare le relazioni dentro una famiglia, una comunità cristiana e la stessa società nella quale viviamo.

Signore, aiutaci a fare nostra la sapienza della Croce. Donaci di seguirti ogni giorno, nelle piccole e grandi scelte della vita, imparando da te a donare noi stessi per amore tuo e dei fratelli. Fa’ che, spendendo la vita, possiamo scoprirne il senso più vero e più pieno. Buona domenica di vero cuore a tutti!