Battesimo di Gesù – 11 gennaio 2026

Buongiorno a tutti! Nella solennità del Battesimo di Gesù, che conclude il Tempo di Natale, il Vangelo ci ricorda il dono di diventare figli di Dio. Questo dono si è compiuto per ciascuno di noi nel giorno del Battesimo, quando il Padre – possiamo immaginarlo – ha pronunciato anche su di noi le stesse parole dette mentre Giovanni immergeva Gesù nelle acque del Giordano: «Questi è il mio Figlio» (Mt 3, 17). Mettiamoci ora in ascolto della Parola per immergerci nel mistero della figliolanza divina.

La liturgia ci fa compiere un salto in avanti nella vita di Gesù. Fino a pochi giorni fa eravamo in contemplazione della sua nascita: avevamo davanti agli occhi un bambino. Ora lo ritroviamo adulto, trentenne o poco più, in compagnia di Giovanni e dei suoi discepoli, sulle rive del fiume Giordano.

Vorrei soffermarmi su una semplice considerazione: che cosa sappiamo degli anni trascorsi da Gesù fino a questo momento? Sappiamo che ha vissuto un’infanzia da profugo in Egitto, per sfuggire alla furia omicida di Erode; che ha trascorso l’adolescenza a Nazareth, dove la Santa Famiglia fece ritorno dopo la morte di Erode; sappiamo che proprio lì, in quel piccolo centro della Galilea, sconosciuto alla tradizione dell’Antico Testamento, «cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52). Probabilmente, proprio perché abbraccia l’arco di tempo più lungo della sua vita, quest’ultima notizia è l’unica veramente decisiva per comprendere la vita di Gesù prima del Battesimo. Sembra poca cosa, ma in realtà in queste poche parole è racchiuso un vero e proprio programma di vita. Dire che Gesù cresceva in sapienza, età e grazia significa riconoscere che la sua crescita coinvolgeva tutte le dimensioni dell’esistenza umana. Crescere in età, in fondo, non richiede grandi sforzi: basta nutrire il corpo e svolgere le attività fondamentali della vita. Ma Gesù non si è preoccupato solo del suo corpo. Il Vangelo ci dice che cresceva anche in sapienza e grazia: aveva cura, ogni giorno, di nutrire la sua intelligenza e il suo spirito. In altre parole, studiava e pregava, oltre a vivere tutto ciò che sostiene la vita fisica. Nel silenzio di Nazareth, nelle dinamiche quotidiane della sua famiglia, diventava giorno dopo giorno un uomo — anzi, il più bello dei figli dell’uomo.

Mi sono soffermato su questo aspetto perché, nel Vangelo che stiamo meditando, l’evangelista sottolinea che Gesù viene dalla Galilea, da Nazareth. Alla luce di quanto detto, si comprende quanto questo dettaglio sia importante. Il Galileo, il Nazareno, è un uomo cresciuto in sapienza, età e grazia. Chi è cresciuto così ha una visione positiva dell’umanità e si pone nei confronti degli altri con atteggiamenti di compassione, comprensione, prossimità, servizio, amicizia, amore. Gesù viene da Nazareth, ma non assume un atteggiamento di superiorità verso l’umanità peccatrice che si reca da Giovanni per ricevere un battesimo di conversione. Al contrario, si mette in cammino con essa. Desidera donare tutto se stesso perché ogni uomo possa incamminarsi con decisione verso il progetto di felicità che Dio ha pensato per lui. Perché questo avvenga, è necessario che la voce che rivela a Gesù di essere il Figlio amato possa risuonare anche su tutti coloro che, tornando a Dio e riconoscendone la paternità, scoprono di essere a loro volta figli amati. Figli nei quali lo Spirito — come una colomba, segno della pace ristabilita tra Dio e l’umanità — genera la consapevolezza di essere figli e fratelli, appartenenti a un’unica grande famiglia che è l’umanità intera.

Ti preghiamo, Signore, aiutaci a vivere ogni giorno come figli amati e fratelli di tutti. A tutti, buona domenica del Battesimo di Gesù.