Commemorazione dei Defunti – 02 novembre 2025

Buongiorno a tutti! Nella ricca proposta di letture della Commemorazione dei fedeli defunti, che quest’anno cade di domenica, ho scelto il racconto di Gesù sul giudizio finale, riportato da Matteo al capitolo 25 del suo Vangelo. È un racconto la cui dinamica ci ricorda qualcosa che non dovremmo mai dimenticare, se vogliamo vivere con fede e speranza il passaggio da questa vita alla vita eterna. Fermiamoci ad ascoltarlo e a meditarlo insieme, con la mente e il cuore ben aperti.

Il racconto del “giudizio finale”, come è noto, chiude nel Vangelo secondo Matteo il discorso escatologico di Gesù. In esso viene affrontato il tema delle “cose ultime”, del destino dell’uomo alla fine della vita, di ciò che ci attenderà quando avremo terminato i nostri giorni sulla terra. A questo proposito, coloro che ancora credono nella vita eterna sono spesso curiosi di sapere se udranno il Signore dire: «Vieni, benedetto del Padre mio, entra nell’eredità preparata per te fin dall’origine del mondo», oppure: «Via da me, nel fuoco eterno, dove sarà pianto e stridore di denti». Una cosa è certa: la vita futura che ci attende è connessa alle scelte che responsabilmente siamo chiamati a compiere ogni giorno.
È impressionante che Gesù collochi il momento della rivelazione del destino di ciascuno in un contesto di giudizio. Dobbiamo ammetterlo: è forse questo l’aspetto che più ci incute timore. Umanamente parlando, infatti, non fa piacere a nessuno essere convocati davanti a un giudice, per essere sottoposti a un giudizio — soprattutto se si è cercato di vivere nel rispetto dell’altro e delle regole della civile convivenza. Non solo. Siamo anche culturalmente esposti, oggi più che mai, al giudizio degli altri. Basti pensare ai “processi” che si svolgono sui social, alle gogne mediatiche continuamente alimentate dai “leoni da tastiera” di turno. Trovarsi nel tritacarne di un giudizio non è piacevole. Perciò, sapere che, volenti o nolenti, alla fine della vita ci attende un giudizio al quale siamo già convocati, non suscita in noi grande entusiasmo. Eppure, il Vangelo di oggi ci rivela che quel giudizio non ha nulla a che vedere con quelli appena menzionati, perché si tratta di un GIUDIZIO D’AMORE SULL’AMORE: sull’amore che concretamente siamo chiamati a condividere con le persone che il Signore ci pone accanto e davanti nel cammino della vita.

Qualcuno potrebbe domandarsi: in che senso il giudizio finale è un giudizio d’amore? Se davvero lo fosse si potrebbe pensare che il Signore, amante della vita, possa dire a tutti, senza distinzione: «Ma sì, entra! Chi se ne importa se hai vissuto senza mettere l’amore al centro della tua vita! A chi interessa se hai pensato solo a te stesso, se ti sei preoccupato solo delle cose materiali, trascurando i valori che danno senso all’esistenza?». Ma non credo che queste parole esprimano un autentico giudizio d’amore. Al contrario, l’autentico amore si manifesta nel pieno rispetto della libertà altrui. E Dio fa così con tutti gli uomini: li ha creati liberi — liberi di dirgli di “sì” o di dirgli di “no”, liberi di stare con Lui o di voltargli le spalle. Non ci obbliga ad amarlo, né ad amare Lui nei fratelli. Alla fine della vita, il suo GIUDIZIO D’AMORE sarà la manifestazione del rispetto della libertà con cui avremo vissuto le nostre scelte d’amore verso i fratelli e le sorelle — soprattutto verso coloro che avevano più bisogno del nostro aiuto. «Avevo fame, sete, ero forestiero, nudo, malato, in carcere…». Sono mancanze, bisogni, appelli di aiuto, percepibili solo da chi non vive ripiegato su se stesso. Amando tutti e senza condizioni, dice Gesù, avremo celebrato e vissuto concretamente il “sacramento del fratello e della sorella”; avremo cioè vissuto con gli occhi aperti dalla fede, riconoscendo la presenza di Cristo nel volto di ogni persona, e amando, di conseguenza, Cristo in tutti.
Per questo Gesù dice: «L’avete fatto a me!».
Per accorgerci della sua presenza e imparare ad amarlo amando tutti.

Sveglia, Signore, le nostre coscienze, perché sappiamo riconoscerti presente in tutti e in tutto. Sostienici con il tuo Spirito, perché ogni giorno della nostra vita possiamo servirti con amore, soprattutto nei fratelli e nelle sorelle che hanno più bisogno del nostro aiuto. Di cuore, auguro a tutti una buona domenica!