Corpus Domini – 7 giugno 2026

Buongiorno a tutti! Oggi celebriamo la solennità del Corpus Domini, la festa nella quale contempliamo Gesù che continua a donarsi a noi nel segno semplice del pane e del vino, diventati il suo Corpo e il suo Sangue. La liturgia ci conduce a Cafarnao, nella sinagoga dove Gesù pronunciò il grande discorso sul pane della vita. Ne ascoltiamo un breve passaggio, chiedendo al Signore la grazia di comprendere sempre più profondamente il mistero che oggi celebriamo. Ascoltiamo con fede.

Le parole di Gesù provocano lo sconcerto dei suoi ascoltatori. I giudei si domandano: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Probabilmente anche noi, se fossimo stati presenti quel giorno, avremmo reagito nello stesso modo. Oggi, invece, sapendo che quelle parole trovano il loro compimento nell’Eucaristia, non ci sorprendono più e rischiamo persino di darle per scontate. Eppure una domanda rimane: perché Gesù ha scelto proprio il pane? Perché ha voluto restare in mezzo a noi sotto forma di cibo e di bevanda? Per cercare una risposta dobbiamo tornare all’inizio della sua storia. Gesù nasce a Betlemme. In ebraico Beth-lehem significa “casa del pane”. E non è meno significativo il fatto che Maria, appena nato, lo deponga in una mangiatoia, il luogo dove gli animali trovano il loro nutrimento. Fin dall’inizio, dunque, la vita di Gesù è accompagnata dal richiamo al pane e al nutrimento. Betlemme è la città nella quale la Parola di Dio si fa carne per diventare alimento per la vita degli uomini. Questo però apparirà pienamente solo alla fine del suo cammino terreno. Quando, nella sinagoga di Cafarnao, Gesù afferma di essere «il pane vivo disceso dal cielo», manifesta la consapevolezza della propria missione: essere il nutrimento che Dio offre all’umanità. Come la manna nel deserto era destinata a essere mangiata, così anche questo pane vivo è destinato a essere accolto e consumato. È un aspetto che non sempre ricordiamo abbastanza. Papa Benedetto XVI sottolineava che l’Eucaristia, prima ancora di essere un pane da adorare, è un pane da mangiare. E proprio attraverso l’immagine del pane Gesù vuole insegnarci almeno due cose importanti. La prima è che il pane serve per la vita. Senza nutrimento non si vive. Questo vale per il pane materiale, ma vale ancora di più per l’Eucaristia. L’uomo non vive soltanto di ciò che alimenta il corpo, ma anche della Parola di Dio e, soprattutto, della Parola fatta carne che si dona a noi. La seconda verità emerge dalle parole del Vangelo: «Chi mangia di me vivrà per me». Per comprenderle basta pensare a ciò che accade quando mangiamo. Il cibo viene masticato, digerito e assimilato. Una volta assimilato, diventa parte del nostro corpo e del nostro sangue. Nell’Eucaristia avviene qualcosa di simile, ma in modo sorprendentemente capovolto. Non è Cristo che diventa parte di noi; siamo noi che veniamo assimilati a Lui. Nutrendoci del suo Corpo e del suo Sangue, veniamo progressivamente trasformati in Lui. Diventiamo il suo Corpo, diventiamo presenza della sua vita nel mondo. Ecco allora il significato delle parole di Gesù: «Chi mangia di me vivrà per me». Significa vivere della sua stessa vita; vivere per Lui, con Lui e in Lui. Alla conclusione della preghiera eucaristica il sacerdote eleva il pane e il vino consacrati e proclama: «Per Cristo, con Cristo e in Cristo». E tutta l’assemblea risponde: «Amen». Sant’Agostino considerava questo l’Amen più importante della celebrazione, perché è la professione della nostra fede. Forse, però, c’è un Amen ancora più personale e impegnativo: quello che ciascuno pronuncia nel momento della Comunione. In quell’istante non diciamo soltanto di credere che Cristo è realmente presente nell’Eucaristia. Diciamo anche di accettare il suo modo di vivere e di amare. Quell’Amen è il nostro sì all’invito che Gesù rivolse ai discepoli nel Cenacolo: «Come ho fatto io, fate anche voi». È il sì alla carità, al servizio, al dono di sé. È il sì a un amore che si fa concreto nelle relazioni quotidiane, verso le persone che il Signore pone accanto a noi. Chiediamo allora al Signore la grazia di riconoscerlo presente nell’Eucaristia e di testimoniare questa fede attraverso una carità autentica e generosa. Solo così il pane che riceviamo all’altare potrà trasformare davvero la nostra vita.

Buona solennità del Corpus Domini a tutti!