Buongiorno a tutti! Facciamo un altro passo nel cammino dell’Avvento. In questa e nella prossima domenica la liturgia ci pone davanti un testimone straordinario: Giovanni Battista, la cui missione è annunciare la venuta di Cristo e invitare tutti ad accoglierlo producendo veri frutti di conversione. Lasciamoci interpellare dal suo appello, perché ci aiuti a riconoscere le ipocrisie e le falsità che ci impediscono di vivere in pienezza l’incontro con il Signore che viene. Ascoltiamo!
L’evangelista Matteo presenta il Battista con gli stessi tratti del profeta Elia, quasi a suggerire che in lui si compie l’ultimo capitolo del profetismo d’Israele. Come Elia, Giovanni è vestito di peli di cammello, porta una cintura di cuoio, si nutre dei frutti del deserto; soprattutto, però, predica con parole di fuoco la conversione, invitando il popolo a ritornare al Signore. A questo annuncio le folle accorrono da Gerusalemme e da tutta la Giudea nel deserto per chiedere di essere immerse nelle acque del Giordano, a testimonianza della loro purificazione e del loro desiderio di cambiamento di vita. Oltre a essere il nuovo Elia, Giovanni è anche, per Matteo, il profeta designato secoli prima da Isaia quale annunciatore della definitiva liberazione. È lui la «voce che grida: “Nel deserto preparate la via al Signore”». È interessante notare che queste parole di Isaia erano rivolte, in origine, agli israeliti che si trovavano in terra d’esilio a causa delle scelte scellerate dei loro capi politici e religiosi. Il compito del profeta era quello di infondere consolazione e speranza, comunicando a persone sfiduciate — convinte di aver ormai perso tutto — che i peccati degli uomini non possono impedire il compiersi della storia della salvezza. Citando questo passo, Matteo ci dice qualcosa di importante: Giovanni Battista non è un profeta di sventura, ma un profeta di speranza, che nel deserto — luogo sterile per eccellenza — annuncia la possibilità di un nuovo inizio.
Ascoltare la durezza e la ruvidità del linguaggio di Giovanni può suscitare nel cuore una certa inquietudine. Il suo riferimento alla scure, pronta ad abbattere gli alberi che non portano frutti buoni, e alla pala, che nell’aia serve a separare la pula dal grano, rimanda al giudizio finale. Essere giudicati, essere sottoposti a un esame, provoca in tutti un po’ di apprensione: si teme di essere considerati scarsi o insufficienti, anche dopo molto impegno. È ciò che accade ai farisei e ai sadducei, uomini religiosi, esperti della dottrina e zelanti nell’osservarla. Nei loro confronti Giovanni rivolge parole durissime: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”». Parole che vogliono scuotere la coscienza di chi le ascolta, per generare veri frutti di conversione. Che cosa sta dicendo, in pratica, il Battista ai farisei e ai sadducei? Una cosa molto semplice: la salvezza non è il risultato garantito dall’appartenenza al popolo che Dio si è scelto, ma l’esito di una vita impegnata a cercare e compiere nella storia la volontà di Dio. Una volontà che chiede di dare consistenza e concretezza a un regno in cui giustizia, pace, misericordia, perdono, accoglienza, comprensione e carità non siano solo parole, ma la realtà condivisa da tutti.
Sì, di fronte a questi annunci e a queste immagini è inevitabile provare timore. Il giudizio è un evento serio, ma quando avverrà sarà semplicemente la manifestazione di ciò che ciascuno di noi avrà operato ogni giorno, scegliendo il bene o il male. In un certo senso, siamo noi stessi a darci il giudizio, ora e qui, perché il giudizio non è una spada di Damocle sospesa sulla nostra testa, ma un evento che si decide oggi.
Sostienici, Signore, nel produrre veri frutti di conversione! Aiutaci a correggere la tendenza a essere cristiani solo di nome o per tradizione, perché possiamo impegnarci davvero, ogni giorno, nell’avvento del tuo Regno di giustizia e di pace. Buona continuazione del cammino dell’Avvento a tutti.

