II di Quaresima – 1° marzo 2026

Buongiorno a tutti! Il Vangelo della seconda domenica di Quaresima ci chiede di seguire Gesù su un alto monte, in compagnia di Pietro, Giacomo e Giovanni, per assistere alla sua Trasfigurazione. Un’epifania gloriosa, che, inevitabilmente, ci pone nel cuore una domanda: per quale motivo il Maestro si mostra ai discepoli, lungo il cammino verso Gerusalemme, così splendente e luminoso? Avendo presente questo interrogativo, mettiamoci in ascolto della Parola. Ascoltiamo con fede.

Il racconto della Trasfigurazione secondo l’evangelista Matteo inizia con tre parole che purtroppo vengono omesse nella versione liturgica proclamata nelle nostre chiese. Noi, infatti, ascolteremo come al solito: «In quel tempo», ma non le parole dell’evangelista: «Sei giorni dopo». Parole che sarebbe stato meglio non tagliare, perché manifestano il collegamento della Trasfigurazione con quanto nel Vangelo è stato raccontato precedentemente. A che cosa allude, dunque, l’evangelista quando dice «sei giorni dopo»? Che cosa è avvenuto sei giorni prima? Gesù si trovava con i suoi discepoli a Cesarea di Filippo. In quel contesto aveva iniziato a parlare apertamente di ciò che gli sarebbe accaduto una volta giunti a Gerusalemme. «Il Figlio dell’uomo – diceva – è destinato a soffrire molto, a essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, a venire ucciso e, dopo tre giorni, a risorgere». L’accoglienza di questa profezia suscita nel cuore dei discepoli una profonda amarezza e preoccupazione. Pietro, in particolare, prendendo il Maestro in disparte, glielo dice senza filtro: «Dio te ne scampi! Questo non ti accadrà mai!». Per sei giorni Gesù osserva i suoi amici mentre camminano e percepisce il loro disorientamento. Per aiutarli a superarlo, decide di mostrare loro in anticipo la gloria della risurrezione, che apparterrà a Lui e ai suoi discepoli solo dopo essere passati attraverso l’esperienza della sofferenza e della morte. In sostanza, vedendo che la gloria futura alla quale sono chiamati non è paragonabile ai problemi e ai patimenti della vita presente, i discepoli potranno custodire nel cuore quella consolazione che li aiuterà ad affrontarli con coraggio. Nasce così la necessità della Trasfigurazione per i discepoli di tutti i tempi. Trasfigurare la realtà storica in cui si vive significa, in fondo, proiettare su di essa la luce della gloria futura. Significa comprendere che il dolore, la sofferenza, la morte e le difficoltà della vita non hanno e non avranno mai l’ultima parola. C’è sempre una porta aperta verso un nuovo inizio, verso qualcosa di nuovo che nasce, verso una speranza che non delude.

Nel frattempo, nel cammino di ogni giorno, ci vengono chieste due cose per alimentare la fede e la speranza. La prima consiste nell’accogliere l’invito del Padre ad ascoltare Gesù: «Questi è il Figlio mio, l’Amato. Ascoltatelo!». Un invito che richiede da parte nostra l’impegno a fare spazio nel cuore al seme della Parola, perché possa attecchire, germogliare e dare i frutti che il Signore si attende. La Quaresima è tempo di ascolto. Ma per ascoltare l’Altro, con la “A” maiuscola, e l’altro, con la “a” minuscola, è necessario tacere e far tacere tutte le voci che distraggono la nostra attenzione. Nel bombardamento quotidiano di informazioni che provengono dalle nostre molteplici connessioni, fare silenzio si sta rivelando, purtroppo, un impegno arduo. La seconda cosa è, in una parola, la carità. Dopo essersi trasfigurato, i discepoli si ritrovano davanti Gesù come l’avevano sempre visto. «Gesù solo», dice l’evangelista. Solo Gesù, nient’altro che Gesù di Nazaret. Non dobbiamo dimenticare che è grazie alla sua umanità che abbiamo potuto entrare in una conoscenza sempre più profonda del volto del Padre e del suo cuore. Non solo. La carne di Cristo, come ricordava spesso papa Francesco nei suoi insegnamenti, è la carne dei nostri fratelli. Amando loro, amiamo il Signore. Anzi, chi non ama i fratelli non può neppure dire di averlo veramente conosciuto.

Fissiamo allora il nostro sguardo su Gesù trasfigurato. Chiediamo di essere costantemente illuminati dalla presenza del Signore e dalla sua Parola, per affrontare con coraggio le tante situazioni in cui ci sembra di sperimentare solo buio e disperazione. Buona continuazione del cammino quaresimale a tutti!