Buongiorno a tutti! Nella seconda domenica dopo Natale, la liturgia ci pone ancora una volta di fronte al Prologo di Giovanni: un testo non facile, ma di una bellezza e di una densità straordinarie. Immergiamoci nella Parola, facciamoci come avvolgere dalla sua luce, perché possiamo aprire sempre più la mente e il cuore alla comprensione del mistero dell’Incarnazione. Ascoltiamo con fede.
In principio era il Verbo, che è Dio stesso, dice l’evangelista Giovanni all’inizio del suo Vangelo. Il Verbo è il principio di tutto, l’origine di ogni cosa: del mondo in cui viviamo e della nostra stessa esistenza. Affermare che Dio è il Verbo ci porta a comprendere una verità fondamentale e importantissima: Dio, sin dal principio, desidera offrire se stesso, per mezzo della Parola, a un interlocutore capace di accoglierlo ed entrare in dialogo con Lui. Dio è Parola, comunicazione, dono di sé e, di conseguenza, ciò che proviene da Dio — il mondo in cui viviamo e la nostra stessa esistenza — porta inevitabilmente le stesse caratteristiche. Comprendere, allora, che Dio è Parola significa riconoscere che siamo destinati alla comunicazione, alla comunione, al dono di noi stessi, e quindi, in una parola, all’amore.
Ma non solo. Dire che la Parola è all’origine di tutto significa affermare che essa è il principio attraverso cui tutto può essere compreso. Siamo così abituati a pensare che solo gli esseri umani siano dotati della parola che abbiamo tolto questo dono a tutti gli altri esseri scaturiti dalle mani del Creatore. Eppure, se ci fermiamo ad ascoltare attentamente, scopriamo che tutta la Creazione è capace di annunciare la gloria di Dio e di rivelarne il mistero. Non è un caso che Gesù, durante la sua predicazione, per spiegare il mistero del Regno e il cuore misericordioso del Padre, prendesse spesso spunto dai gigli del campo, dai passeri del cielo e dai pesci del mare. Se trascuriamo questo, rischiamo di impossessarci del mondo creato da Dio, trasformandolo in un oggetto a nostra totale disposizione, utile solo a soddisfare le nostre necessità. Solo mettendoci in ascolto del creato, solo comprendendone il valore, possiamo accoglierlo per ciò che è veramente: un dono da rispettare!
Oltre a ciò, l’inizio del Prologo afferma che nella Parola è la vita. Mi soffermo un attimo su questo, riflettendo sulla trama di un film degli anni Sessanta che penso molti abbiano visto: Anna dei miracoli. Il film racconta la storia di una bambina, Helen Keller, divenuta sordocieca dopo una grave malattia, una condizione che le faceva percepire il mondo come un insieme confuso di sensazioni, senza nome e senza ordine, e la rendeva prigioniera di un silenzio assordante, privata di ogni relazione con l’esterno. La svolta, nella sua giovane esistenza, avvenne il giorno in cui la sua insegnante, Anne Sullivan, le fece scorrere dell’acqua sulle mani e, nello stesso tempo, tracciò alcuni segni nel palmo della sua mano. In quell’istante la bambina comprese che quei segni dicevano l’acqua: erano una parola. Da allora, il mondo iniziò a prendere forma. Le cose non erano più soltanto percepite, ma nominate. Con la Parola, potremmo dire, si aprì per lei l’accesso alla relazione, al pensiero, alla vita pienamente umana. È una storia, quella di Helen, che mostra con chiarezza che non basta essere nutriti e custoditi per vivere davvero: senza la Parola, l’esistenza resta muta. Solo quando la Parola arriva, la vita comincia a respirare, a fiorire. È davvero così: nella Parola è la vita. Perché la Parola non è un’aggiunta ornamentale all’esistenza, ma ciò che la fonda, la custodisce e la rende possibile. Dove la Parola manca, la vita si ritira. Dove la Parola è accolta, la vita rinasce.
Signore, tu sei la Parola attraverso la quale tutto ha avuto inizio, la Parola che ci permette di gettare ponti tra di noi e di costruire rapporti di fraternità, prossimità, solidarietà e amore: un amore che è la tua stessa essenza e la sostanza della nostra esistenza. Aiutaci a maturare una consapevolezza sempre più profonda di questo, perché possiamo sperimentare la pienezza di vita che ci hai promesso. Buon Natale, ancora una volta, a tutti!

