III di Quaresima – 8 marzo 2026

Buongiorno a tutti! A partire dalla terza domenica di Quaresima, la liturgia del ciclo A ci propone tre brani tratti dal Vangelo secondo Giovanni. Si tratta di testi che, fin dai primi secoli, le comunità cristiane utilizzavano per preparare coloro che avrebbero ricevuto il Battesimo nella Veglia pasquale. Domenica dopo domenica, insieme a Gesù, saranno la samaritana, il cieco nato e Lazzaro risuscitato ad aiutarci a seguirlo fino alla fine, per diventare suoi veri discepoli e discepole. Oggi iniziamo con la samaritana. Ascoltiamo.

Mezzogiorno non è l’orario abituale per andare al pozzo. Anche nei nostri paesi, quando non c’era l’acqua corrente nelle case e ci si riforniva alle sorgenti o alle fontanelle, si sceglievano le ore più fresche per attingere l’acqua. Un’acqua che veniva raccolta in anfore capienti, da portare sulla testa mantenendo l’equilibrio. Camminare con un peso simile richiede uno sforzo che difficilmente si può affrontare nelle ore più calde della giornata, quando, nei territori della Palestina, il sole può portare le temperature oltre i quaranta gradi. Se poi consideriamo che i pozzi non erano solo luoghi funzionali per procurarsi l’acqua, ma anche spazi di incontro – dove si chiacchierava, ci si aggiornava sulle notizie del villaggio e, come racconta spesso la Bibbia, si combinavano anche matrimoni – comprendiamo che mezzogiorno è l’orario ideale per sottrarsi agli sguardi e alle parole degli altri. È perciò verosimile pensare che la samaritana si rechi al pozzo a mezzogiorno perché non vuole incontrare nessuno. È una donna abitata da una profonda inquietudine che emerge anche nelle sue risposte a Gesù. Quando lui le chiede da bere, reagisce con sorpresa: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna e per di più samaritana?». E poco dopo, quando Gesù parla di un’acqua viva, ribatte con una punta di ironia: «Non hai neppure il secchio: da dove la prendi quest’acqua? Sei forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci ha dato questo pozzo?». Nel corso del racconto, però, assistiamo a una sua progressiva apertura, soprattutto quando Gesù le chiede di chiamare il marito. La donna risponde con sincerità: non ha marito. Gesù riconosce la verità delle sue parole e aggiunge: «Hai detto bene: ne hai avuti cinque e quello che hai ora non è tuo marito». Molto si è discusso sull’identità di questi mariti. I Padri della Chiesa, leggendo la donna come figura del popolo di Dio e richiamandosi alla metafora sponsale della Scrittura, vi hanno visto le infedeltà del popolo, le sue deviazioni verso l’idolatria. Forse non sapremo mai quale sia il significato ultimo di questo dettaglio. Ma se guardiamo all’esperienza concreta della donna, emerge il volto di una persona che, con ogni probabilità, non ha mai incontrato un uomo capace di comprenderla, accoglierla, amarla davvero; uomini che, uno dopo l’altro, l’hanno usata e poi abbandonata. Tuttavia, se i mariti di cui parla il Vangelo sono reali e non simbolici, la samaritana appare come una donna segnata da rifiuti ripetuti. Si comprende allora perché l’incontro con Gesù sia per lei così decisivo: per la prima volta si trova davanti a un uomo che comprende il motivo del suo andare al pozzo nell’ora più calda del giorno e che la accoglie senza giudizio e senza pregiudizi. L’esperienza di questa benevolenza profondamente umana diventa per lei la condizione per riconoscere in Gesù il Messia. È una dinamica che rispecchia pienamente quanto l’evangelista Giovanni afferma con chiarezza nella sua Prima Lettera: non può dire di conoscere Dio chi non ha fatto una vera esperienza d’amore. O, detto in positivo, solo chi ama concretamente i propri fratelli può dire, con verità, di aver incontrato Dio.

Signore Gesù, che al pozzo ci attendi con pazienza, disseta la nostra sete di amore e di verità. In questa Quaresima rinnova in noi la grazia del Battesimo e insegnaci ad accogliere come siamo stati accolti. Fa’ che, toccati dalla tua misericordia, diventiamo testimoni gioiosi del tuo amore. Così sia!