L’Amore di Gesù è sempre calato nell’umiltà

L’incredibile.

Dio, l’Essere infinito e creatore di tutto, si fa creatura: il nulla. Sì, Lui è Dio. Lo so. Ma facendosi vero uomo, si immette nel nulla; e tutto riceve, Lui, Dio.

E si comporta in tutto come vero uomo; in tutto, salvo il peccato.

E, coerente, nel suo sprofondamento nell’abisso creaturale, va oltre: sceglie le vie più nascoste, disprezzate…

Comincia col nascere in una stalla: “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo” (Lc 2,7). È costretto, ancora bambino, a fuggire in Egitto.

E sta in una casa povera; fa l’operaio per trent’anni.

Quando la volontà del Padre gli chiede di diventare “il Maestro”, ubbidisce prontamente, ma sempre umilissimo.

Non si mette mai in vista; fugge ogni pubblicità. Spesso, compiendo grandi miracoli, raccomanda di tacere; di non dirlo a nessuno.

Poté così dire con ogni chiarezza ai suoi discepoli: “Imparate da me, che sono mite ed umile di cuore” (Mt 11,29).

E a coloro che lo volevano seguire, indicò ancora la via dell’abbassamento: “E diceva a tutti: chi mi vuol seguire, rinneghi se stesso…” (Lc 9,24).

Voleva, nella Carità, cominciare dall’umiltà.

Non era stato il suo opposto: la superbia, la fonte di tutti i peccati degli uomini?

Satana cominciò di lì: per superbia divenne satana.

Ed insegnò ai nostri progenitori la via del peccato e della perversione iniziando dalla superbia.

Lui, diventato l’odio.

Dio, infinito Amore, diventato Uomo e Redentore dell’umanità, doveva, nel suo Amore,

cominciare dall’Umiltà: la virtù opposta nettamente alla superbia.

E Gesù cominciò di lì; e continuò sempre per questa divina strada.

E giunse alla consumazione dell’umiltà: la Croce. Supremo dolore; nel disprezzo del suo

popolo; culminato con la morte.

Eccolo, l’Umile: il Crocifisso.

“Il Crocifisso” rimane il più grande esempio di Umiltà per noi uomini, suoi Fratelli. Perché impariamo, una buona volta, il giusto inizio: come sempre ha fatto Lui.

L’Umiltà! Anche noi, dovremmo sempre cominciare, continuare, finire con l’Umiltà.

E vorrei qui riportare il brano stupendo di Paolo ai Filippesi.

“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra;
e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore,
a gloria di Dio Padre” (Fil 2,5-11).

È un brano su cui dobbiamo meditare attentamente.

Gesù, Dio, non fu geloso della sua divinità, ma volle donarla anche a noi! E lo fece,

umiliandosi fino alla morte di croce.

Ringraziamolo.

Imitiamolo nella sua umiltà.

E amiamolo con tutto il nostro amore! Cerchiamo di rispondere al suo Amore infinito, con un

nostro Amore totale.

Don Paolo Arnaboldi
Giugno 1991

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