Pentecoste – 24 maggio 2026

Buongiorno a tutti! Cinquanta giorni dopo la Pasqua, la Chiesa celebra il dono dello Spirito Santo. Il Vangelo, però, ci ricorda che il Risorto dona lo Spirito ai suoi discepoli già nel giorno di Pasqua. Forse non sapremo mai con esattezza quando sia avvenuta l’effusione dello Spirito. Una cosa, però, è certa: questo dono ci è stato fatto. Ed è questo dono che oggi vogliamo contemplare, celebrare e accogliere. Ascoltiamo con fede il Vangelo.

Quando è stato donato lo Spirito Santo? Nel giorno stesso di Pasqua, come racconta il Vangelo di Giovanni che abbiamo appena ascoltato, oppure cinquanta giorni dopo, nel giorno di Pentecoste, come narra Luca negli Atti degli Apostoli? Probabilmente non riusciremo mai a risolvere del tutto questa domanda. Forse, però, il problema non è stabilire una data precisa, quanto piuttosto comprendere ciò che gli evangelisti vogliono comunicarci. Giovanni, infatti, insiste con forza su un aspetto: il dono dello Spirito è inseparabile dal mistero pasquale di Gesù. Nei discorsi dell’Ultima Cena, il Signore prepara più volte i suoi discepoli a comprendere che la sua morte, la sua risurrezione e il suo ritorno al Padre non rappresentano una sconfitta o una separazione definitiva, ma il passaggio necessario perché lo Spirito Santo venga donato al mondo. Per questo si potrebbe dire che il mistero pasquale raggiunge la sua pienezza proprio nell’effusione dello Spirito. Ma attenzione: “pienezza” non significa conclusione, come se tutto fosse ormai terminato. Significa piuttosto che la Pasqua di Cristo continua ad agire nella storia attraverso la presenza dello Spirito Santo. È ciò che celebriamo ogni volta nell’Eucaristia, quando proclamiamo: «Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta». Senza lo Spirito Santo queste parole resterebbero semplicemente il ricordo di qualcosa accaduto nel passato. È lo Spirito, invece, che rende presente oggi il Risorto in mezzo a noi. Ed è proprio questo che Gesù aveva promesso ai suoi discepoli: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Gesù non appartiene soltanto al passato. È vivo. È presente. E lo Spirito Santo è il dono attraverso il quale possiamo vivere continuamente alla sua presenza, come singoli e come comunità. Da questo dono scaturiscono anche tutti gli altri doni che il Risorto consegna ai suoi amici già nel giorno di Pasqua. Anzitutto la pace — non una pace qualsiasi, ma la sua pace —; poi la gioia dell’incontro con Lui; quindi la missione, cioè la possibilità di diventare ponti che aiutino gli uomini a incontrare Dio; infine il perdono, capace di ricostruire relazioni ferite e di testimoniare che la vita può vincere sulla morte. Tutti questi doni, però, senza lo Spirito Santo rischiano di rimanere invisibili, irriconoscibili, quasi irraggiungibili. Per questo lo Spirito può essere definito davvero il “dono dei doni”: il dono che rende possibile accogliere tutti gli altri doni del Risorto. Eppure proprio qui nasce la nostra fatica. Noi spesso non percepiamo lo Spirito Santo come un dono reale. I doni, normalmente, si vedono, si toccano, si gustano. Lo Spirito Santo, invece, non si lascia afferrare in questo modo. Non si vede, non si tocca, non si può trattenere tra le mani. E allora nasce facilmente il sospetto che non ci sia davvero. Ma Gesù ci assicura il contrario. Lo Spirito Santo è il dono che il Padre non nega mai a chi glielo domanda nella preghiera. Anche se invisibile, è un dono reale. E soprattutto è un dono che si riconosce dai suoi effetti. Quando dentro di noi cresce la fame e la sete di giustizia, non è soltanto perché siamo diventati più sensibili ai problemi del mondo o perché ricordiamo qualche insegnamento ricevuto da bambini. È lo Spirito Santo che ci sta facendo assumere gli stessi sentimenti di Gesù verso i poveri, gli esclusi, i feriti della vita. Quando sentiamo il desiderio di ricostruire rapporti spezzati, di creare pace, di offrire perdono, di costruire ponti invece di muri, non è semplicemente il risultato dei nostri sforzi morali. È lo Spirito di Cristo che opera in noi, ci guida e ci sostiene. Per questo oggi chiediamo al Signore di aiutarci a fare spazio dentro di noi al dono dei doni, affinché possiamo riconoscere tutti gli altri doni che il Risorto continua ad affidarci, accoglierli con gratitudine e condividerli con le persone che incontriamo nel cammino della vita.

Auguro di cuore a tutti una buona Pentecoste!