Buongiorno a tutti! La trentunesima domenica del Tempo Ordinario coincide quest’anno con la solennità di Tutti i Santi. La liturgia ci propone, come di consueto in questa ricorrenza, il Vangelo delle Beatitudini, che papa Francesco, nell’esortazione Gaudete et exsultate, definisce «la carta d’identità del cristiano». Una pagina evangelica impegnativa, ma capace di indicare a quanti l’accolgono con cuore aperto la via per realizzare quella promessa di felicità e di santità che Dio ha inscritto nel cuore di ogni essere umano. Ascoltiamo con fede.
Tra la folla che segue Gesù sul monte, Matteo distingue un gruppo di persone: sono i discepoli, coloro che hanno scelto di mettersi in ascolto della sua Parola e di lasciarsi guidare da essa. A loro Gesù rivolge anzitutto l’invito a salire sul monte, per contemplare l’intero orizzonte dell’esistenza da una prospettiva diversa: quella di Dio. Le Beatitudini ci rivelano proprio questo sguardo. Quanti lo hanno fatto proprio, e i santi ne sono una testimonianza luminosa, hanno sperimentato un profondo rinnovamento della propria vita, diventando a loro volta sorgenti di luce e di bene per gli altri.
Vorrei soffermarmi anzitutto sul termine «beati». Gesù, come sappiamo, parlava aramaico. L’espressione che sta dietro alle Beatitudini richiama il termine ebraico ashrè, ricorrente nei Salmi e nella tradizione sapienziale di Israele. Più che descrivere una condizione già raggiunta, questa parola racchiude contemporaneamente una promessa e un programma. La promessa si riferisce a un’intuizione profonda: ogni essere umano porta inscritto nel proprio cuore un desiderio di felicità, di pienezza di vita. Già Aristotele riconosceva che tutti gli uomini aspirano alla felicità, una convinzione ripresa anche da sant’Agostino nelle sue Confessioni. Il problema è che, pur desiderando tutti essere felici, non sempre sappiamo riconoscere in che cosa consista la vera felicità e quale strada percorrere per raggiungerla. Ecco perché le Beatitudini sono anche un programma. Gesù non si limita a riconoscere questo desiderio universale, ma ci indica, attraverso le Beatitudini, un programma di vita per realizzarlo. Sarebbe bello poter entrare nelle tante stanze di questo grande edificio delle Beatitudini, soffermandoci su ciascuna di esse. Oggi, però, vorrei limitarmi ad accompagnarvi fino al portone d’ingresso, invitandovi a varcarne la soglia. Le altre stanze potrete visitarle personalmente, con pazienza, lasciandovi guidare dalla Parola. Qual è dunque la porta d’ingresso? È la prima Beatitudine: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli». Gesù non dice semplicemente «poveri», perché non identifica la beatitudine con una particolare condizione economica o sociale. Parla piuttosto di «poveri in spirito», di persone che fanno proprio l’atteggiamento dei poveri. Il termine greco utilizzato da Matteo, ptōchoí, indica persone prive del necessario per vivere, costrette a mendicare. Potremmo allora esprimere il senso della prima Beatitudine dicendo: beati coloro che hanno lo spirito dei mendicanti. Sono coloro che non pretendono di bastare a se stessi, ma vivono con la mano tesa verso Dio e verso il prossimo, verso l’alto e verso l’altro, consapevoli di avere bisogno degli altri e, nello stesso tempo, disponibili a condividere ciò che sono e ciò che possiedono. La prima Beatitudine ci introduce così all’importanza delle relazioni, dell’ascolto, del dialogo, della condivisione e della solidarietà. Non è un male possedere dei beni; il male è trattenerli egoisticamente per sé. Ma il bene più grande che possiamo condividere non si misura, non si conta e non si pesa. È il dono di noi stessi: del nostro tempo, della nostra attenzione, della nostra capacità di ascoltare, comprendere e accogliere. È proprio imparando a ricevere e a donare che cominciamo a sperimentare la felicità promessa da Gesù e a percorrere con decisione la via delle Beatitudini, la via della santità alla quale tutti siamo chiamati.
Signore, aiutaci a varcare con fiducia la soglia delle Beatitudini e a percorrere ogni giorno la via che conduce alla pienezza di vita che ci hai promesso. Buona domenica di Tutti i Santi, di vero cuore, a tutti!


