Buongiorno a tutti! La liturgia della sesta domenica del Tempo ordinario ci propone un altro passaggio del Discorso della Montagna, nel quale Gesù raccomanda ai suoi discepoli di lasciarsi guidare, nel discernimento, da una giustizia diversa da quella degli scribi e dei farisei. Ma in che cosa consiste questa differenza? Proviamo a comprenderla a partire dagli esempi stessi che Gesù propone. Apriamo il cuore e la mente per accogliere la Parola.
Perché Gesù considerava la giustizia degli scribi e dei farisei una giustizia da superare? Dai Vangeli si comprende bene quale fosse la posizione del Nazareno a riguardo, soprattutto alla luce dell’affermazione: «Il sabato è per l’uomo e non l’uomo per il sabato», più volte da lui ripetuta a quanti vedevano nella sua condotta e in quella dei suoi discepoli una scarsa osservanza dei precetti di Israele. I precetti, come il sabato – questo mi pare il senso delle parole di Gesù – rischiano di diventare iniqui, ingiusti e disumani se vengono osservati senza tenere conto delle persone e delle situazioni concrete in cui esse si trovano. La Legge, per essere compresa nel modo giusto, va posta al servizio dell’umanità, della convivenza civile, della possibilità di aiutare ciascuno a vivere in modo umano la propria esistenza, nel rispetto di sé e del prossimo. San Paolo, nella Lettera ai Galati, afferma che la Legge è come un pedagogo (cfr Gal 3, 24), capace cioè di accompagnare l’uomo verso la pienezza che si realizza nella carità. Se ci pensiamo bene, è proprio così. La Legge – anche quella amministrata nei nostri tribunali – dovrebbe aiutare le persone a fare i conti con un limite, necessario da riconoscere e rispettare se si vuole evitare di offendere, distruggere o nuocere all’altro e a ciò che gli appartiene. Un mondo senza regole, nel quale ognuno si sente autorizzato a fare ciò che vuole senza alcun limite, lo sappiamo bene, è un mondo dominato dalla maleducazione, dall’arroganza, dall’insensibilità, dall’ignoranza e dall’indifferenza. Le regole e le leggi hanno dunque una funzione pedagogica innegabile. Tuttavia, è importante aggiungere che le regole non devono mai essere considerate più importanti delle persone. Quando la loro applicazione non tiene conto concretamente delle persone e dei loro contesti di vita, esse rischiano di diventare ugualmente disumane e ingiuste. Per capirci: il sabato, per gli ebrei, era sacrosanto; non si doveva compiere alcuna attività lavorativa. Se un malato, ad esempio, chiedeva soccorso, doveva attendere la fine del sabato per essere aiutato. Per questa ragione, le guarigioni operate da Gesù in giorno di sabato, dal suo punto di vista, erano atti di profonda umanità; dal punto di vista dei farisei, invece, costituivano una grave trasgressione della Legge, da sanzionare severamente. Una legge che non guarda in faccia le persone, che non sa considerare le situazioni concrete di necessità in cui esse possono trovarsi, è, in definitiva, iniqua, ingiusta e disumana. La legge e la giustizia che non sono al servizio della pace, della comunione e della crescita personale e sociale non sono la legge e la giustizia che Gesù ci chiede di seguire. Per aiutarci a comprendere meglio, Gesù prende come esempio tre comandamenti: il quinto – non ucciderai –, il sesto – non commetterai adulterio –, l’ottavo – non dire falsa testimonianza –. Sarebbe bello poterli analizzare uno per uno, ma, per non dilungarci troppo, poiché il cuore del discorso è lo stesso per tutti e tre, ne consideriamo soltanto uno: il quinto comandamento, «non uccidere». Se lo intendiamo in senso puramente letterale, potremmo pensare che riguardi solo una categoria ben precisa di persone: gli assassini, dai quali ci sentiamo lontani, semplicemente perché non abbiamo mai ucciso nessuno. Gesù, invece, ci invita a fare attenzione a come applichiamo questa Legge. Essa, più che spingerci a puntare il dito contro chi commette un omicidio, è un appello alla sacralità della vita. La vita – ci dice il quinto comandamento – va sempre rispettata, onorata, protetta e coltivata. Ogni volta che la si offende, anche con le parole, o la si nega attraverso l’indifferenza, si compie una forma di omicidio: si toglie vita al prossimo.
Signore, aiutaci a comprendere il tuo senso di giustizia, perché desideriamo davvero imparare ad amarci. Buona domenica, di vero cuore, a tutti!

