XVI del Tempo Ordinario – 19 luglio 2026

Buongiorno a tutti! La sedicesima domenica del Tempo Ordinario ci dona l’ascolto di una delle parabole più conosciute del Vangelo: quella del grano e della zizzania. Il suo significato fondamentale non richiede particolari spiegazioni, perché è Gesù stesso a offrircene l’interpretazione. Vorrei allora soffermarmi su alcuni aspetti che possono illuminare il nostro cammino di fede e di vita. Ascoltiamo.

Quando Gesù afferma che la zizzania rappresenta i «figli del Maligno», ci invita anzitutto a riflettere su ciò che il Maligno genera nel cuore dell’uomo. All’origine delle divisioni, degli egoismi, delle esclusioni, dell’indifferenza, della maldicenza, ma anche della violenza e delle guerre di ogni genere, c’è sempre la sua opera. Questa consapevolezza ci offre già un criterio prezioso di discernimento: il bene si riconosce in tutto ciò che costruisce comunione, mentre il male si manifesta in tutto ciò che divide. I figli della luce, generati dalla Parola e desiderosi di compiere il bene, quando lasciano spazio alle opere del Maligno, anche senza rendersene conto, vengono meno alla loro vocazione di edificare il Regno di Dio. Qualcuno potrebbe domandarsi: è davvero possibile fare il male senza accorgersene? Per rispondere a questa domanda Gesù sceglie un’immagine molto significativa: la zizzania. Se avete avuto occasione di vedere questa pianta, saprete che si tratta di una graminacea la cui spiga è sorprendentemente simile a quella del grano. Proprio per questa somiglianza, la sua presenza non viene riconosciuta immediatamente. Ci si accorge che è cresciuta soltanto quando ormai ha sviluppato la spiga e produce i suoi frutti. È esattamente ciò che accade anche nella parabola: i servi si rendono conto della presenza della zizzania solo quando è ormai ben radicata. Non prima. Questa pianta, nota fin dall’antichità per il suo elevato potere tossico, è chiamata dai botanici Lolium temulentum. L’aggettivo latino temulentum significa “ubriacante”. Chi ne ingerisce i semi può soffrire di forti emicranie, vertigini, vomito e perfino di un temporaneo offuscamento della vista. Questi effetti sono provocati da un fungo che invade la pianta durante la sua crescita. È significativo che Gesù parta proprio da queste caratteristiche della zizzania per insegnarci qualcosa sul male. Esso, infatti, spesso non si presenta con un volto apertamente minaccioso, ma assume l’apparenza del bene. Si nasconde sotto forme che sembrano persino nutrire la vita. Solo con il tempo ci accorgiamo che, invece di farci crescere, ci intossicano: oscurano il nostro giudizio, rendono più difficile distinguere il bene dal male e, di conseguenza, scegliere ciò che è giusto. C’è una frase che esprime molto bene questo modo graduale con cui il male entra nella nostra vita. È una domanda che, probabilmente, tutti ci siamo posti almeno una volta: «Che male c’è?». I maestri della vita spirituale ricordano spesso che una piccola trasgressione, se ripetuta nel tempo, può diventare l’origine di una trasgressione ben più grande. Pensiamo, ad esempio, a chi sale ripetutamente sull’autobus senza pagare il biglietto e ogni volta si giustifica dicendo: «Che male c’è? Tanto lo fanno tutti». A poco a poco la coscienza si abitua e smette di riconoscere l’ingiustizia di quel comportamento. Ecco perché Gesù parla della zizzania. Il male più insidioso non è sempre quello clamoroso, che tutti riconoscono immediatamente. Più pericoloso è il male che si confonde con il bene, proprio come la spiga della zizzania si confonde con quella del grano. Come dobbiamo allora comportarci davanti alla zizzania? Gesù ci invita anzitutto a imparare a riconoscerla dai suoi frutti. Là dove crescono divisione, ostilità, egoismo e incomprensione, possiamo riconoscere la sua presenza. Ma ci indica anche la strada per vincerla: non fissare continuamente lo sguardo sul male, bensì coltivare con perseveranza il bene. Custodire ciò che è buono, seminare pace, accoglienza, comprensione, benevolenza, comunione e fraternità nei luoghi in cui viviamo è il modo più concreto per impedire alla zizzania di prevalere.

Signore, venga il tuo Regno! Donaci ogni giorno la forza di seminare nel campo della nostra vita il tuo Vangelo, perché produca in noi frutti di comunione, di giustizia e di pace, secondo il tuo desiderio. Buona domenica di vero cuore a tutti!