XX del Tempo Ordinario – 16 agosto 2026

Buongiorno a tutti! Il Vangelo della ventesima domenica del Tempo Ordinario ci presenta un Gesù che, almeno a prima vista, appare ruvido e distante. Ignora una donna che gli chiede disperatamente aiuto e arriva perfino a paragonarla a un cagnolino. Parole e atteggiamenti che, rivolti a noi, probabilmente ci ferirebbero. È il sorprendente incontro di Gesù con la donna cananea. Chiediamo al Signore la sua luce per comprenderne il significato. Ascoltiamo!

Gesù si trova nella regione di Tiro e Sidone, fuori dai confini d’Israele, quando una donna del luogo gli va incontro chiedendogli di liberare la propria figlia dalla presenza del demonio. Non è la prima volta che Gesù incontra una madre o un padre angosciati per la sorte di un figlio. Questa volta, però, il suo atteggiamento sorprende: inizialmente non le rivolge neppure una parola e sembra tutt’altro che disposto ad accogliere la sua richiesta. I discepoli intervengono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Gesù risponde: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Parole che sembrano difficilmente conciliabili con la missione di colui che riconosciamo come Salvatore del mondo e che ci obbligano a domandarci quale sia il loro significato. Possiamo certamente escludere che Gesù esprima una sorta di mentalità nazionalistica o sovranista, sul modello di alcuni slogan che siamo abituati a sentire anche nel nostro tempo: «Prima gli americani!», «Prima gli italiani!». Gesù non può diventare il modello di quanti vogliono costruire muri e stabilire chi debba essere accolto e chi lasciato fuori. Nelle sue parole possiamo cogliere, piuttosto, un’indicazione sulla dinamica della missione: per raggiungere i lontani è necessario anzitutto risvegliare la fede dei vicini. È nel momento in cui Israele ritrova la consapevolezza della propria vocazione di popolo di Dio che può diventare realmente strumento perché l’annuncio del Regno e il dono della salvezza raggiungano tutti. Non si tratta, dunque, di escludere qualcuno, ma di ricondurre anzitutto il popolo alla propria vocazione perché, attraverso di esso, la benedizione di Dio possa raggiungere ogni uomo e ogni donna.

La donna, però, non si perde d’animo. Si avvicina ancora e implora Gesù: «Signore, aiutami!». Ed ecco una risposta ancora più difficile da comprendere: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Paragonare una madre disperata a un cagnolino non sembra certo il massimo della comprensione e dell’accoglienza. Eppure la donna non si sente offesa e non si allontana. Accoglie la similitudine utilizzata da Gesù e la trasforma nella sua preghiera: anche i cagnolini possono nutrirsi delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. Manifesta così la propria condizione di povera: non pretende nulla, ma non rinuncia a confidare nella misericordia di Dio. Ed è qui che il racconto raggiunge il suo punto più alto. Se, da una parte, Gesù indica una via della missione che raggiunge i lontani prendendosi cura anzitutto della fede dei vicini, dall’altra, attraverso questa donna, ci ricorda che il Vangelo che siamo chiamati a portare a tutti non è una teoria, ma una concreta esperienza di misericordia. E sono proprio i poveri che ci vengono incontro ad aiutarci a comprenderlo. Sono coloro che tendono la mano, che chiedono, che bussano alla nostra porta, a farci misurare la verità della nostra fede non sulle parole che pronunciamo, ma sulla misericordia che sappiamo vivere. La donna cananea, che inizialmente sembra essere la persona più lontana, diventa alla fine colei che manifesta una fede così grande da essere riconosciuta e lodata dallo stesso Gesù.

Signore, apri la nostra mente e il nostro cuore. Aiutaci a crescere nella fede e a testimoniare il tuo amore misericordioso. Donaci di riconoscere nei poveri che incontriamo ogni giorno coloro che ci aiutano a comprendere e a vivere più profondamente il tuo Vangelo. Buona domenica di vero cuore a tutti!