Buongiorno a tutti! Nel Vangelo di questa domenica risuona una domanda che può aiutarci a fare un esame di coscienza: chi fa concretamente la volontà di Dio? Per rispondere, Gesù ci propone un racconto brevissimo, fulminante, i cui protagonisti hanno atteggiamenti nei quali possiamo facilmente riconoscerci. Mettiamoci allora in ascolto attento e obbediente della Parola.
Consideriamo la situazione che Gesù ci presenta nella parabola. I protagonisti sono un padre e due figli. Attraverso questi ultimi, Gesù rappresenta simbolicamente l’intera famiglia umana, alla quale il Padre rivolge l’invito a lavorare nella sua vigna. Se abbiamo fatto attenzione, l’invito non è rivolto indistintamente ai due figli, ma a ciascuno personalmente: prima all’uno, poi all’altro. Qui troviamo già una buona notizia: Dio, il padre della parabola, non considera l’umanità come una massa indistinta, ma come una famiglia nella quale ciascun figlio è conosciuto e amato personalmente, di un amore infinito. Ma che cosa significa, concretamente, l’invito a lavorare nella vigna? Significa contribuire a far fruttificare l’umanità, a far emergere in essa il bene comune, a promuovere la vita per tutti. La parabola, però, si concentra soprattutto sulla risposta dei figli. Il primo dice: «Non ne ho voglia», ma poi va a lavorare nella vigna. Il secondo risponde: «Sì, signore», ma concretamente si dedica ad altro. «Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?», chiede Gesù. La risposta è immediata: colui che, pur con tutte le sue resistenze e difficoltà, alla fine si impegna a realizzare quanto il padre gli ha chiesto.
Il messaggio è chiaro. Fare la volontà del Padre non può ridursi a gesti esteriori, appartenenze formali o parole vuote, ma richiede l’impegno a tradurla concretamente nella propria vita e nella storia di tutti. Gesù lo dice anche in un altro passo del Vangelo: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7,21). Non basta, dunque, essere cristiani di nome: occorre vincere le nostre pigrizie, indolenze ed egoismi, perché la fede diventi un impegno concreto di vita. Ma c’è anche qualcos’altro. Per aiutarci a comprendere meglio l’insegnamento della parabola, Gesù aggiunge che i pubblicani e le prostitute, che hanno accolto l’invito del Battista alla conversione, passeranno davanti ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo nel regno di Dio. Che cosa significa? I pubblicani e le prostitute, al tempo di Gesù, erano considerati persone escluse, rifiutate, quasi cancellate dall’appartenenza al popolo di Dio. Il Battista aveva risvegliato in loro la coscienza di essere ancora figli, e figli amati, di poter ritrovare il proprio posto nella famiglia di Dio. Perché Dio è un Padre misericordioso che non si dimentica di nessuno dei suoi figli, neppure quando sono i figli a dimenticarsi di lui. Questa consapevolezza di essere amati senza condizioni aveva suscitato nel loro cuore il desiderio di rispondere all’amore ricevuto, impegnandosi a vivere concretamente la misericordia nei confronti degli altri. Chi, al contrario, come i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo ai quali Gesù si rivolge, aveva ridotto il rapporto con Dio all’osservanza di tradizioni religiose esteriori, a gesti e parole liturgiche ripetuti più per abitudine che con il cuore, faticava a riconoscere pienamente la sua paternità e ad accogliere il suo progetto d’amore per ogni uomo. I figli bravi, secondo il nostro modo di giudicare, sono solitamente quelli che dicono sempre di sì. Ma saranno davvero bravi, sembra dirci Gesù, se a quel sì faranno seguire anche un impegno concreto d’amore per Dio e per ogni uomo.
Aiutaci, Signore, a dire il nostro “sì”, il nostro “amen”, con la consapevolezza che non vogliamo limitarci alle parole, né essere cristiani soltanto di nome. Donaci la forza di tradurre la nostra fede in un impegno concreto nella tua vigna, seminando il Vangelo e testimoniando il tuo amore. Buona domenica di vero cuore a tutti!


