Buongiorno a tutti! Nel Vangelo di questa domenica ascoltiamo la parabola degli invitati alle nozze del figlio del re. Gesù continua così ad aiutarci a comprendere che cosa sia il «Regno dei cieli» e che cosa significhi accoglierlo nella nostra vita. Apriamo allora la mente e il cuore all’ascolto della sua Parola.
Per comprendere la parabola, ricordiamo il contesto nel quale Gesù la racconta. Siamo a Gerusalemme, nel Tempio, negli ultimi giorni della sua vita. Gesù continua ad annunciare il Regno, ma quanti lo ascoltano, compresi i discepoli, faticano a comprenderlo, perché lo immaginano ancora secondo le logiche del potere umano. Il Regno di Dio, invece, è profondamente diverso. Come Gesù stesso dirà a Pilato durante il processo, il suo Regno «non è di questo mondo». Tra gli ascoltatori ci sono anche i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, ormai apertamente ostili nei suoi confronti. A loro Gesù aveva rivolto la parabola dei vignaioli omicidi, denunciando la pretesa di comportarsi come padroni della vigna affidata da Dio alle loro cure. Riconoscendo soltanto a parole la sua signoria, avevano finito per ostacolare il suo progetto. La parabola si concludeva con parole severe: «A voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». Chi è questo popolo chiamato a produrre i frutti del Regno? I cristiani vi hanno riconosciuto anche la propria vocazione. Ma sarebbe un errore pensare che Gesù stia semplicemente sostituendo un popolo con un altro, ritenuto migliore. Se leggiamo attentamente il Vangelo e guardiamo con onestà alla storia del cristianesimo, dobbiamo riconoscere che le parole di Gesù valgono anche per noi. La tentazione di sostituirsi a Dio, di usare il suo nome per affermare il proprio potere, di considerarsi padroni della propria vita, degli altri e persino del creato, è sempre presente, con tutte le conseguenze dolorose che conosciamo.
Anche nella parabola di questa domenica un primo gruppo di invitati viene sostituito da altri. Il re ha preparato il banchetto per le nozze del figlio, ma gli invitati rifiutano di partecipare. Alcuni sono troppo occupati nei propri affari, altri arrivano persino a maltrattare e uccidere i servi mandati a chiamarli. Il re allora fa invitare tutti quelli che si trovano per strada, «cattivi e buoni», e la sala si riempie di commensali. Perché Gesù insiste su questo passaggio dai primi invitati ad altri? Nella parabola di domenica scorsa ci ricordava che nessuno può considerarsi padrone del Regno o presumere di appartenervi per diritto. Oggi aggiunge qualcosa di altrettanto importante: il Regno è un dono gratuito, ma accoglierlo richiede una risposta autentica, che non può limitarsi alle parole. Dio invita tutti, senza distinzioni, ma non basta accettare formalmente il suo invito. È questo il significato dell’ultima parte della parabola, quando il re si accorge che uno dei commensali non indossa l’abito nuziale e lo fa allontanare. Il particolare potrebbe sembrarci eccessivamente severo, ma Gesù vuole ricordarci che la gratuità dell’invito non elimina la responsabilità di chi lo accoglie. Non basta entrare nella sala del banchetto: occorre essere disposti a vivere secondo lo spirito di colui che ci ha invitati.
L’abito nuziale richiama allora l’abito del nostro Battesimo. Non semplicemente il vestitino bianco indossato durante la celebrazione, ma la vita nuova che abbiamo ricevuto e che siamo chiamati a rendere visibile ogni giorno. Indossare l’abito nuziale significa impegnarsi a vivere come Gesù, lasciando che il Vangelo dia forma alla nostra vita. Non basta appartenere alla Chiesa, partecipare alle celebrazioni o ripetere continuamente «Signore, Signore». Occorre che la fede professata trovi un riscontro concreto nelle nostre scelte, nelle relazioni e nelle responsabilità quotidiane. La domanda che questa parabola ci consegna è allora molto semplice: la nostra vita rende davvero riconoscibile il Vangelo nel quale diciamo di credere?
Signore, aiutaci a non accontentarci di un cristianesimo formale, fatto soltanto di preghiere e riti che non si traducono nella vita. Donaci di indossare ogni giorno l’abito nuziale del Vangelo, per essere nella Chiesa e nel mondo testimoni credibili del tuo amore. Buona domenica di vero cuore a tutti!


