Buongiorno a tutti. Celebriamo in questa domenica la Dedicazione della Basilica Lateranense, la cattedrale del Papa e madre di tutte le chiese. Non è solo la memoria di un edificio, ma un invito a rinnovare la consapevolezza che ogni cuore può diventare tempio vivo di Dio. Il Vangelo ci presenta un gesto profetico di Gesù nel Tempio di Gerusalemme: un gesto che scuote e invita alla conversione. Accogliamo oggi, anche noi, la sua Parola che purifica e illumina.
Gesù sale a Gerusalemme per la Pasqua. Lo spettacolo che si presenta ai suoi occhi, quando entra nel Tempio, è quello di un grande mercato: animali di ogni tipo e una moltitudine di persone che vendono e comprano. Tutto il contrario di una “casa” in cui si prega e si eleva a Dio il proprio cuore.
Questa scena suscita in lui una profonda indignazione e lo spinge a compiere un gesto forte, simile a quelli dei profeti dell’Antico Testamento. Ma perché Gesù agisce con una frusta? Non sarebbe bastata la parola? Tutti noi abbiamo sperimentato che, talvolta, un gesto capace di rompere gli schemi ha più forza di molti discorsi — e tanto più quando è del tutto inaspettato. Chi si sarebbe mai immaginato di vedere un rabbi che intreccia alcune cordicelle per farne una frusta e scacciare dal Tempio i venditori e i cambiamonete? Il commercio degli animali per i sacrifici era, in fondo, una pratica normale, persino regolata dalla Legge. Eppure, Gesù sente il bisogno di scuotere le coscienze intorpidite di chi continua a giustificarsi con un tranquillo: «Ma che male c’è?». Sceglie la via della rottura degli schemi, mettendo in discussione abitudini ripetute meccanicamente, per spingere le persone a interrogarsi e a riprendere il cammino della conversione e della purificazione.
I Giudei presenti nel Tempio gli si rivolgono chiedendo con quale autorità abbia compiuto un simile gesto. Ma non sembrano minimamente toccati da ciò che hanno visto: anzi, appaiono irritati. I loro schemi mentali sono talmente rigidi da impedirgli di andare oltre la constatazione della trasgressione della Legge. È inutile: quando si antepone la legge alla persona, chi si ha davanti — con le sue parole, i suoi gesti, la sua verità — non viene più ascoltato né accolto. Che significato può avere, per chi ragiona così, un’affermazione come: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere»? È inevitabile che pensino che solo un folle possa dire una cosa simile. Un trasgressore della Legge, fuori di sé: così appare Gesù agli occhi di quei Giudei che assistono alla cacciata dei venditori dal Tempio.
In realtà, nessuno capisce davvero ciò che il Rabbi di Nazareth dice in quel momento — nemmeno i discepoli. Ma, a differenza dei Giudei, gli amici di Gesù, dopo la Pasqua e l’esperienza della Pentecoste, comprendono il senso delle sue parole, perché non le hanno rimosse dal cuore. L’evangelista sottolinea che essi ricordano. Il discepolo si riconosce proprio da questo: ricorda, come Maria, la Madre del Maestro. Porta nel cuore una Parola che, come una lampada, illumina il mistero del Figlio di Dio e permette di riconoscerlo.
Signore Gesù, tu ci chiedi di non abitare nella sola apparenza, ma di fare del nostro cuore un luogo accogliente per il Padre. Allontana da noi ogni abitudine che soffoca lo Spirito, e donaci il coraggio di lasciarci purificare dalla tua Parola. Fa’ che possiamo essere, ogni giorno, una casa viva e vera dove Dio abita. Buona domenica di vero cuore a tutti!


