Buongiorno a tutti! La liturgia di questa domenica, che con passi sempre più spediti ci conduce verso il compimento dell’anno liturgico, ci invita a riflettere sul senso della morte e sulla fine di ogni cosa. È sempre difficile confrontarsi con questa esperienza; per questo è importante cercarne il significato, lasciandoci illuminare dalla Parola. Mettiamoci con fede in ascolto.
Quando Gesù pronuncia queste parole è il mercoledì pomeriggio della “settimana santa”. Il sole sta tramontando ed egli sta uscendo dal Tempio per dirigersi, come nei giorni precedenti, verso il Monte degli Ulivi. Il cuore dei discepoli è ancora colmo di gioia per l’accoglienza regale della domenica precedente. Nonostante i ripetuti attacchi a cui il Maestro è sottoposto – che suscitano in loro timore e preoccupazione – essi avvertono interiormente che il progetto del “regno di Dio” sta per compiersi. Sono entusiasti ed eccitati all’idea di far parte di un grande disegno di restaurazione del potere politico di Israele. Questo entusiasmo li porta a fissare l’attenzione soprattutto su ciò che “luccica”, su ciò che appare glorioso. Volgendo lo sguardo verso la città, rimangono abbagliati dalla bellezza delle cupole dorate del Tempio, rese ancora più splendenti dalla luce del sole al tramonto. Non possono fare a meno di attirare l’attenzione di Gesù e gli dicono: «Guarda, Maestro, la bellezza delle pietre del Tempio!». Ma Gesù smorza immediatamente il loro entusiasmo: «State fissando il vostro sguardo su una bellezza destinata a passare! Di questo maestoso edificio, fra non molto, non rimarrà in piedi neppure una pietra». È la profezia della distruzione del Tempio di Gerusalemme. Probabilmente, quando l’evangelista Luca scrive il suo Vangelo, il Tempio aveva già tragicamente conosciuto la sua distruzione del 70 d.C. ad opera dell’imperatore Tito. Al di là del dato storico, la durezza delle parole di Gesù è un invito forte a non fermarsi all’apparenza: è chiaro che i discepoli non hanno ancora compreso quale Regno il loro Signore e Maestro sia venuto a inaugurare. Continuano a pensare di poter comandare con lui, di sedere chi alla sua destra e chi alla sua sinistra, di ottenere privilegi e potere. Gesù ricorda loro che la gloria di questo mondo passa. Per quanto bello possa apparire il Tempio, di esso non rimarrà pietra su pietra: come tutte le realtà terrene, è destinato a finire. I discepoli ascoltano impietriti la profezia. Non capiscono che cosa Gesù voglia comunicare: se li stia mettendo di fronte a un evento imminente o lontano nel tempo. Per questo gli chiedono, sperando in una risposta chiara, quando ciò accadrà o almeno quali segni dovranno osservare per rimanere in allerta. Gesù risponde alla sua maniera. Non dice: «Accadrà domani, tra un mese o tra un anno», ma parla di guerre, catastrofi naturali e persecuzioni. Elenca eventi che, da sempre, l’umanità tende a interpretare come segni di una fine del mondo ormai prossima. Anche oggi capita di sentire persone che, davanti alla morte e alla distruzione generate da guerre, persecuzioni o sconvolgimenti della natura, pensano che il mondo sia ormai giunto al capolinea. Gesù invece afferma che queste cose devono accadere, ma che non sarà subito la fine.
Eventi così drammatici dovrebbero suscitare nel cuore dell’uomo non desolazione o disperazione, bensì l’impegno a dare senso alla vita nel presente, a vivere con responsabilità e fiducia. La vita è fragile, è precaria, continuamente esposta all’esperienza della fine, della malattia, della morte. Proprio per questo non va sprecata: non vale la pena sciupare neppure un momento dietro a ciò che non ha valore.
Aiutaci, Signore, a vivere con fede, speranza e amore il nostro presente, perché non temiamo l’esperienza della fine della nostra vita, della vita delle persone a noi care, di ogni cosa. Buona domenica a tutti, di vero cuore!

